PENA DI MORTE – Racconto breve di Mahmud al-Rimawi

Quando in strada tutto fu calmo e fermo, le famiglie permisero di uscire ai bambini, smaniosi di correre e giocare.  Tuttavia, poiché sembravano avr smarrito la voglia dei vecchi giochi di sempre, indissero una riunione.  Cominciò a parlare il più grande, ‘Abd al-Jabbàr, con occhi che sprizzavano scintille e impazienza:

–          Non giocheremo a moscacieca!

Gli altri risposero a voce alta:

–          Non giocheremo a moscacieca!

Sorrise con soddisfazione e continuò senza esitare :

–          Non giocheremo a guardie e ladri!

Ripeterono all’unisono come fossero in classe davanti al maestro:

–          Non giocheremo a guardie e ladri!

Alzò la testa, poi gridò, con una voce che era tutta ardore e determinazione.

–          Non giocheremo al gioco delle sette pietre!

Annuirono dicendo simultaneamente:

–          Non giocheremo al gioco delle sette pietre!

Dopodiché ‘Abd al-Jabbàr riprese fiato e tacque mente i suoi occhi giravano esaminando il viso dei suoi compagni.  Al ché disse a voce bassa ma decisa.

–          Giocheremo a un gioco nuovo.

I bambini rimasero in silenzio, aspettando.

–          Giocheremo a turno, a due a due, a un gioco nuovo

La smania e l’eccitazione s’impossessarono dei loro volti.

–          Il gioco si chiama “ il poliziotto e il cittadino”

Essi allora sorrisero rasserenati. Ma il viso di ‘Abd al-Jabbàr divenne nero di collera:

–          Come se lo conosceste. Nessuno lo conosce, è un gioco nuovo.

Uno di loro proruppe domandando, mentre gli altri serbarono il loro silenzio:

–          Se non lo conosciamo, come ci giocheremo?

Sentendosi potente e superbo, il sollievo gli si diffuse nella anima

–          Ascoltate.  Il poliziotto ama portare le armi. Al cittadino, invece, è vietato portare armi. Perché dunque non dovrebbe essere un ladro o un criminale? capite?  Il poliziotto e il cittadino.  Il poliziotto lo insegue da dietro o da sopra il muro, e qualora il cittadino si stanca o inciampa o scivola,  il poliziotto lo arresta e lo processa. Ma se il cittadino resiste allora diventa guardia e si gioca un altra volta, capito?

Lo stupore li colpì per lo sgomento iniziale, cominciarono a ripetersi l’un l’altro ciò che aveva detto ‘Abd al-Jabbàr. Poi agitati si misero a correre a perdifiato, ognuno di loro desiderava iniziare il gioco. ‘Abd al-Jabbàr disse, indietreggiando di qualche passo.

–          A sorteggio, cioè a sorte.

Si legò un fazzoletto attorno alla testa sopra gli occhi e tese le braccia parallelamente in avanti, la sua cominciò a passare sulle teste dei bambini che si erano accalcati di fronte a lui, fino a che ne prese uno di nome Muntasir.

Sussultarono quando ‘Abd al-Jabbàr saltò sul muro vicino.

–          Vieni qua cittadino sovversivo!

Il cittadino Muntasir fuggì e il poliziotto, dopo essere saltato a terra, lo inseguì, ma Muntasir a sua volta si arrampicò sul muro.  Il poliziotto allora congiunse le dita delle mani a impugnare un’immaginaria pistola cominciando a emettere suoni simili al rumore degli spari.  Il cittadino abbassò la testa e gli rispose col fuoco. Continuarono a spararsi reciprocamente e ad abbassarsi a turno fino a che Muntasir si defilò un istante per poi saltare addosso ad ‘Abd al-Jabbàr cogliendolo di sorpresa. Urlò allora ‘Abd al-Jabbàr, gonfio di rabbia:

–          Ecco, l’ho arrestato!

Al ché Muntasir, turbato e incredulo, disse:

–          … Ma.. sono io che l’ho fatto…

‘Abd al-Jabbàr, scuotendo la testa a destra e sinistra per esprimere il suo dissenso, replicò:

–          È  il poliziotto che arresta il cittadino sospetto, tu ti sei consegnato autonomamente, in vita tua hai mai visto un cittadino che arresta una guardia?

I bambini scoppiarono a ridere, alcuni di loro non nascondevano la loro ammirazione per il poliziotto e per il gioco.

Dopodiché ‘Abd al-Jabbàr avviò il processo di Muntasir.

–          Se stato arrestato in flagrante delitto, ecco loro sono testimoni, tu sparavi contro  il poliziotto.

Poi si girò verso i bambini domandando loro:

–          Non avete visto voi stessi e non avete sentito il rumore degli spari?

Alcuni negarono con il silenzio ma altri furono d’accordo:

–          Lo abbiamo visto, lo abbiamo sentito.

‘Abd al-Jabbàr sbatté il piede a terra.

–          Pertanto la sua sentenza è la condanna a morte, prendetelo.

Alcuni avanzarono e lo presero, mentre gli altri erano preda di sbigottimento e sconcerto.

Quanto ad ‘Abd al-Jabbàr egli non scherzava né sorrideva, come se tutto fosse serio.

Corse verso casa e dopo qualche istante tornò con un grande catino:

–          Allontanatevi da lui

Si allontanarono, tutti spostavano i loro sguardi dal poliziotto a Muntasir il condannato…

–          Chiudi gli occhi

Sorrise Muntasir con timore e fiducia poi chiuse gli occhi. Il poliziotto invece gli occhi li aprì in tutta la loro larghezza e versò sopra la testa di Muntasir il petrolio contenuto nel catino, inzuppando i suoi vestiti. Rapidamente poi accese un fiammifero di zolfo che teneva in mano e con delicatezza lo tese verso i vestiti di Muntasir che presero fuoco.

Ammonì ‘Abd al-Jabbàr i bambini dicendo:

–          Guardatevi dal fuoco, scappate!

Egli corse via e corsero dietro di lui tutti gli altri, terrorizzati.

Alcuni si fermarono per voltarsi indietro, domandandosi se il gioco era finito oppure no.

Muntasir continuò a bruciare da solo.

Mahmud al-Rimawi è u giornalista e scrittore palestinese (Bayt al-Rima – 1948) residente ad ‘Amman, molto famoso per i suoi racconti brevi. Nel 1997 ha vinto anche il premio palestinese per il racconto breve consegnatogli da Mahmud Darwish che era membro della commissione giudicatrice. Alcune sue opere sono state tradotte in inglese e in frances, in italiano, che io sappia, non ancora o per lo meno non sono state pubblicate.

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